Vaccino antipolio: nessun risarcimento per morte figli

Depositata quest’anno una sentenza della Cassazione che si è espressa su una tragedia avvenuta tra la metà degli anni sessanta e l’inizio degli anni ottanta legata al vaccino antipoliomelite “Sabin” su tre fratellini, due deceduti e uno colpito da invalidità permanente.

Il caso giudiziario

I familiari dei 3 fratellini (genitori e fratelli) hanno chiamato in causa nel 2004 il Ministero della Salute, chiedendo un adeguato risarcimento per il dramma vissuto e sostenendo che il tutto fosse avvenuto a causa “della somministrazione da parte del Servizio Sanitario Nazionale della vaccinazione antipolio” responsabile di aver causato danni poiché effettuata su bambini con “alterazioni congenite del sistema immunitario”.

La richiesta di risarcimento è stata però respinta prima in Tribunale e poi in Corte d’Appello. Secondo i Giudici, “l’omessa indicazione” – attribuibile al Ministero – “della immunodeficienza fra le cause di sospensione della somministrazione del vaccino non ha avuto efficienza causale” nella tragedia vissuta dalla famiglia, soprattutto perché all’epoca delle vaccinazioni “non erano emersi elementi diagnostici da cui poter evincere ex ante che i bambini fossero affetti da tale immunodeficienza”.

I familiari hanno fatto ricorso anche in Cassazione chiedendo ancora una volta di vedere riconosciuta la responsabilità del Servizio Sanitario Nazionale e, quindi, del Ministero della Salute.

Il ricorso discusso a dicembre dello scorso anno in un’aula del ‘Palazzaccio’ si è rivelato però inutile. I magistrati della Cassazione hanno infatti ritenuto corrette le valutazioni compiute in Appello.

La Cassazione ha aggiunto alle motivazioni della precedente Corte che “anche qualora il Ministero, correttamente operando, avesse indicato tra le ipotesi di sospensione della somministrazione del vaccino la situazione di immunodeficienza”, comunque “i medici avrebbero somministrato il vaccino” poiché “non vi erano elementi clinici obiettivi da cui poter diagnosticare nei bambini uno stato di immunodeficienza”. E peraltro, viene aggiunto, la vaccinazione del primo bambino avvenne a metà anni sessanta e quella del secondo bambino a fine anni settanta, cioè “in epoca anteriore rispetto all’insorgere dei primi allarmi nella comunità scientifica” sul vaccino “Sabin”, peraltro unico vaccino disponibile al tempo.

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