Tossani Insieme: Francesco, una vita cambiata e stravolta per un guard-rail

Una domenica mattina di maggio come tante. E come tante altre volte Francesco e Valeria decidono di partire per una giornata in montagna.
Sono circa le 12.00 del 20 maggio 2018, e fra circa mezz’ora dovrebbero arrivare all’agriturismo dove un’altra coppia di amici li sta aspettando, quando Francesco, alla guida della sua Ford Fiesta comprata circa un anno prima, perde il controllo nella guida.

Uno pneumatico è scoppiato all’improvviso e non riesce a tenere ferma la direzione del veicolo, prova a sterzare anche perché si trova proprio davanti ad una curva che è proprio lì davanti a lui, a pochi metri, ma la Fiesta si inclina leggermente, compie una rotazione quasi completa sull’asfalto e poi prosegue per inerzia.
L’auto è quasi ferma quando arriva al ciglio della strada nel tratto ormai diventato curvilineo, ma continua a proseguire nel suo avanzare per poco più di mezzo metro, una distanza minima dal bordo, ma che non è bastata a non farli precipitare oltre la carreggiata.
Sotto di loro, circa venti metri di prato in forte discesa prima di un torrente e delle sue rocce.
L’auto, ribaltandosi nella discesa, arriva fino a quelle rocce, ed è impatto.
Hanno vent’anni Francesco e Valeria.
Il conducente di un’auto dietro di loro vede tutto, si ferma e chiama i soccorsi.
Valeria ha vissuto un grande spavento, ma il pronto soccorso le indica solo una ventina di giorni di riposo e delle lastre, che fortunatamente non evidenziano fratture. Un miracolo.
Francesco invece, le cui gambe resteranno incastrate fra il sedile e il montante del volante a seguito della compromissione metallica del mezzo e dello schiacciamento del cruscotto dal suo lato, perderà per sempre l’utilizzo degli arti inferiori, rimasti stritolati come in una morsa.
Un anno dopo circa, le sue lesioni diventano stabili, e purtroppo resterà per sempre obbligato ad utilizzare una sedia a rotelle.
In un giorno di dicembre del 2020, Mauro, il papà di Francesco, passa per quella strada dove non tornava dal giorno dell’incidente, quando i Carabinieri lo avevano chiamato. Mauro è un rappresentante di un’azienda vinicola e, quel giorno, in prossimità di Natale, ha degli appuntamenti presso dei ristoranti della zona.
Percorre quella strada con un senso di disagio fisico, la sua tensione nervosa lo fa quasi sentire febbricitante. Nevica molto forte, l’asfalto presenta già uno strato di alcuni centimetri di neve, e quindi procede molto piano, quasi a passo d’uomo, quando, arrivato alla curva dove oltre due anni prima aveva sbandato suo figlio, proseguendo a velocità ridotta, nel turbinio bianco dei fittissimi fiocchi, vede il grigio del metallo di un guard-rail proprio dove la carreggiata inizia a curvare.
In un secondo la sua mente, per un motivo che non sa spiegarsi, torna a visualizzare la foto di quella stessa curva due anni prima sul giornale locale che riportava la cronaca di quanto era successo a Francesco e Valeria. E sempre in secondo ricorda lui sul luogo dell’incidente nel pomeriggio di quello stesso giorno di maggio 2018.
All’epoca non ci aveva pensato, era troppo sconvolto, preoccupato, attento a cercare di confortare come poteva sua moglie Paola e mamma di Francesco. E poi i mesi di ospedale, le cure, le apprensioni per il futuro.
Ma, adesso, in un secondo ferma la sua auto nella neve e la domanda è chiara, istintiva, inevitabile: perché oggi nel dicembre del 2020 a proteggere quella curva hanno messo un guard-rail che non c’era quando mio figlio è finito giù in una scarpata nel maggio del 2018? Come ho fatto allora a non notarlo e a non pensarci?
Abbiamo accolto Francesco e la sua famiglia un pomeriggio di gennaio scorso nella nostra sala riunioni della Direzione di Bologna, e ci hanno raccontato tutto quello che era successo.
Gli abbiamo spiegato che eravamo ancora in tempo ad approfondire e a cercare di comprendere se vi fossero state delle responsabilità, e che il loro diritto a essere risarciti si prescrive in cinque anni dall’evento, in questi casi.
A fine gennaio un nostro fiduciario ingegnere cinematico si è recato presso quella curva, e poi sempre su nostro incarico ci ha consegnato una perizia le cui risultanze sono chiare: doveva esserci un guard-rail anche allora e, soprattutto, se ci fosse stato, non sarebbe successo nulla di grave, l’auto non sarebbe precipitata.
Abbiamo richiesto il risarcimento del danno per Francesco e suoi genitori alla Regione, ente responsabile della gestione e della sicurezza di quella strada, e, a marzo, tramite i suoi funzionari dell’ufficio legale, ci ha indirizzati a confrontarci con la loro Compagnia di assicurazione per la responsabilità civile.
Il nostro medico legale ha visitato e periziato Francesco e ha riscontrato un’invalidità permanente dell’80%, e ad oggi siamo in attesa di conoscere le risultanze della visita medico legale che ha disposto su di lui anche la Compagnia di Assicurazione.
Il liquidatore della loro Direzione Sinistri in via riservata ci ha già anticipato che anche il loro tecnico incaricato ha evidenziato che la Regione avrebbe dovuto mettere il guard-rail il quel punto della strada moltissimi anni prima, esattamente nel 1998, quando aveva fatto gli ultimi lavori di manutenzione strutturale e messa in sicurezza.
Abbiamo accertato le responsabilità, abbiamo quantificato il danno subito da Francesco e la sua famiglia e ci prepariamo al passo finale e più difficile.
La trattativa per il risarcimento si svolgerà probabilmente entro questa estate, e trattandosi di una liquidazione per un importo rilevantissimo, come sempre in questi casi, ci vorranno molte sessioni di incontro. Siamo pronti e preparati dopo decenni di battaglie come queste, ma soprattutto non accetteremo compromessi comodi, perché dietro di noi vi è un ragazzo che ha dato e ci dà fiducia, un ragazzo di vent’anni per sempre su una sedia a rotelle perché chi doveva mettere un guard-rail presso una curva non lo ha fatto.

 

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La notte del 15 dicembre 2018, Francesco stava rientrando a casa a fine turno di lavoro come guardia di sicurezza.

Erano ormai mesi che la ditta per cui lavorava lo aveva assegnato al controllo notturno degli accessi del grande centro commerciale a circa 50 Km da casa sua, dove viveva con sua moglie e i suoi due figli piccoli.

La solita strada di tutte le notti, la solita curva percorsa da mesi alla stessa ora, ma quella notte presso quella curva una auto che proveniva dalla carreggiata opposta sbanda, stridono i freni, e poi un rumore di metallo e lamiera.

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