Tossani Insieme: il caso della famiglia di Karim, come abbiamo evitato una causa inutile

Karim viveva in Italia dal 2014, da quando a vent’anni aveva lasciato il Pakistan per venire a lavorare a Bologna in una impresa di traslochi, dove già da un paio di anni lavorava suo fratello.

Tanti sogni e aspettative per lui e per la sua famiglia, il papà e la mamma e altre tre sorelle, che lo aspettavano ogni anno durante le vacanze quando tornava in Pakistan.

Si sentiva tutte le sere con loro dall’Italia, soprattutto con sua madre che ogni volta gli passava sempre al telefono tutti gli altri per un saluto.
Lavorava sodo, Karim, e insieme a suo fratello Jacob si stavano organizzando per fare avere un visto alla madre perché potesse venire a trovarli lei almeno una volta, e mese dopo mese stavano risparmiando insieme i soldi per comprare il volo aereo.

Tutto finisce la sera del 20 gennaio 2021, quando Karim, fermo al semaforo in una zona periferica di Bologna con il suo scooter, anche se sono ancora poche le auto in circolazione perché si avvicina l’ora del coprifuoco previsto come misura anti covid in tutta Italia, viene investito da un’auto che non si accorge del segnale rosso, non vede Karim per distrazione e lo investe spingendolo in avanti per 20 metri, dopo averlo disarcionato dalla sella.

Un attimo e Karim decede sul posto: all’arrivo dei soccorsi è già morto.

Suo fratello Jacob, su indicazione e suggerimento del titolare della ditta di traslochi per cui lavoravano, dopo circa tre giorni chiama noi della Tossani srl, ci raggiunge presso i nostri uffici, ci racconta quanto accaduto e telefoniamo insieme al papà. Nei giorni successivi ci organizziamo per ricevere dal Pakistan i mandati professionali per tutelare i loro interessi al risarcimento del danno da parte di tutti i famigliari.

Il nostro avvocato penalista, che abbiamo messo a disposizione dei famigliari, già a luglio ci fa avere la documentazione della Procura della Repubblica che a termine della breve inchiesta ha chiesto il rinvio a giudizio del conducente dell’auto, il quale ha subito il patteggiamento della pena.

Iniziano in quei giorni di estate le trattative per il risarcimento del danno con la Compagnia di Assicurazione, con la quale il dialogo è costruttivo sia in relazione alla dinamica del sinistro, atteso che si rendono naturalmente disponibili a riconoscere tutta la responsabilità a carico del loro assicurato, sia in relazione alla autentificazione e conformità dei documenti anagrafici che i famigliari dal Pakistan ci fanno pervenire e che noi abbiamo provveduto a fare autenticare dall’Ambasciata.

Tuttavia, al momento di arrivare ad un accordo corretto e giusto in relazione agli importi che dovevano essere risarciti ad ogni singolo famigliare, la Compagnia di Assicurazione, per tramite del suo liquidatore incaricato, proponeva degli importi per questa sofferenza e dolore non conformi a quanto avrebbe liquidato ad una famiglia italiana, e come previsti dalle relative tabelle di riferimento.

Il liquidatore faceva infatti riferimento a delle vecchie indicazioni e previsioni, ormai superate da tempo dalla nostra Corte di Cassazione, che comportavano l’adeguamento degli importi risarcibili al costo della vita del paese di provenienza del deceduto, oltre che del paese dove risiedono i congiunti famigliari aventi diritto.

Consapevoli di come tale approccio e orientamento ormai da anni non sia più seguito nel contesto della liquidazioni dei danni alle famiglie di stranieri provenienti da paesi più poveri dell’Italia, essendo stata dalla nostra giurisprudenza equiparata la quantificazione dei danni a prescindere da dove si provenga, abbiamo iniziato un lungo dialogo e scambio di pareri giuridici e massime di sentenze della nostra stessa Suprema Corte con l’ufficio liquidativo della Compagnia di Assicurazione di controparte.

Tuttavia, nonostante ci limitassimo a chiedere il corretto e giusto riconoscimento dei diritti della famiglia di Karim, il liquidatore, che abbiamo saputo essere un giovane neo laureato da poco assunto in quel ruolo, non intendeva in nessun modo addivenire alla ragionevolezza e ha continuato a proporre importi come risarcimento inferiori di meno della metà rispetto a quanto avrebbe riconosciuto ad una famiglia italiana.

Non è nel nostro stile professionale e nel nostro modo di lavorare, ma costretti ad agire di fronte a tale ingiustificata intransigenza ed impreparazione tecnico giuridica, il nome storico della Tossani ha fatto la differenza: le conoscenze dirette e il peso del nostro nome aziendale negli anni, ci consente e ci ha permesso in questo caso di contattare e parlare direttamente con la Direzione stessa della Assicurazione, alla quale abbiamo presentato l’evidente errore del loro liquidatore, forse solo dovuto alla giovane età ed ancora inesperienza professionale e, in pochi giorni, dopo un costruttivo dialogo con un Dirigente Sinistri preparato, siamo giunti ad un accordo per il risarcimento per importi commisurati e giusti.

Oggi Jacob vive e lavora ancora in Italia e lui insieme ai suoi cari in Pakistan hanno ricevuto il loro dovuto e corretto risarcimento. Ci sentiamo di affermare che abbiamo evitato a questa famiglia una inutile causa nel nostro paese, per loro così lontano, e che si sarebbe solo aggiunta al dolore del ricordo di Karim.

Tossani Insieme: Francesco, una vita cambiata e stravolta per un guard-rail

Una domenica mattina di maggio come tante. E come tante altre volte Francesco e Valeria decidono di partire per una giornata in montagna.
Sono circa le 12.00 del 20 maggio 2018, e fra circa mezz’ora dovrebbero arrivare all’agriturismo dove un’altra coppia di amici li sta aspettando, quando Francesco, alla guida della sua Ford Fiesta comprata circa un anno prima, perde il controllo nella guida.

Uno pneumatico è scoppiato all’improvviso e non riesce a tenere ferma la direzione del veicolo, prova a sterzare anche perché si trova proprio davanti ad una curva che è proprio lì davanti a lui, a pochi metri, ma la Fiesta si inclina leggermente, compie una rotazione quasi completa sull’asfalto e poi prosegue per inerzia.
L’auto è quasi ferma quando arriva al ciglio della strada nel tratto ormai diventato curvilineo, ma continua a proseguire nel suo avanzare per poco più di mezzo metro, una distanza minima dal bordo, ma che non è bastata a non farli precipitare oltre la carreggiata.
Sotto di loro, circa venti metri di prato in forte discesa prima di un torrente e delle sue rocce.
L’auto, ribaltandosi nella discesa, arriva fino a quelle rocce, ed è impatto.
Hanno vent’anni Francesco e Valeria.
Il conducente di un’auto dietro di loro vede tutto, si ferma e chiama i soccorsi.
Valeria ha vissuto un grande spavento, ma il pronto soccorso le indica solo una ventina di giorni di riposo e delle lastre, che fortunatamente non evidenziano fratture. Un miracolo.
Francesco invece, le cui gambe resteranno incastrate fra il sedile e il montante del volante a seguito della compromissione metallica del mezzo e dello schiacciamento del cruscotto dal suo lato, perderà per sempre l’utilizzo degli arti inferiori, rimasti stritolati come in una morsa.
Un anno dopo circa, le sue lesioni diventano stabili, e purtroppo resterà per sempre obbligato ad utilizzare una sedia a rotelle.
In un giorno di dicembre del 2020, Mauro, il papà di Francesco, passa per quella strada dove non tornava dal giorno dell’incidente, quando i Carabinieri lo avevano chiamato. Mauro è un rappresentante di un’azienda vinicola e, quel giorno, in prossimità di Natale, ha degli appuntamenti presso dei ristoranti della zona.
Percorre quella strada con un senso di disagio fisico, la sua tensione nervosa lo fa quasi sentire febbricitante. Nevica molto forte, l’asfalto presenta già uno strato di alcuni centimetri di neve, e quindi procede molto piano, quasi a passo d’uomo, quando, arrivato alla curva dove oltre due anni prima aveva sbandato suo figlio, proseguendo a velocità ridotta, nel turbinio bianco dei fittissimi fiocchi, vede il grigio del metallo di un guard-rail proprio dove la carreggiata inizia a curvare.
In un secondo la sua mente, per un motivo che non sa spiegarsi, torna a visualizzare la foto di quella stessa curva due anni prima sul giornale locale che riportava la cronaca di quanto era successo a Francesco e Valeria. E sempre in secondo ricorda lui sul luogo dell’incidente nel pomeriggio di quello stesso giorno di maggio 2018.
All’epoca non ci aveva pensato, era troppo sconvolto, preoccupato, attento a cercare di confortare come poteva sua moglie Paola e mamma di Francesco. E poi i mesi di ospedale, le cure, le apprensioni per il futuro.
Ma, adesso, in un secondo ferma la sua auto nella neve e la domanda è chiara, istintiva, inevitabile: perché oggi nel dicembre del 2020 a proteggere quella curva hanno messo un guard-rail che non c’era quando mio figlio è finito giù in una scarpata nel maggio del 2018? Come ho fatto allora a non notarlo e a non pensarci?
Abbiamo accolto Francesco e la sua famiglia un pomeriggio di gennaio scorso nella nostra sala riunioni della Direzione di Bologna, e ci hanno raccontato tutto quello che era successo.
Gli abbiamo spiegato che eravamo ancora in tempo ad approfondire e a cercare di comprendere se vi fossero state delle responsabilità, e che il loro diritto a essere risarciti si prescrive in cinque anni dall’evento, in questi casi.
A fine gennaio un nostro fiduciario ingegnere cinematico si è recato presso quella curva, e poi sempre su nostro incarico ci ha consegnato una perizia le cui risultanze sono chiare: doveva esserci un guard-rail anche allora e, soprattutto, se ci fosse stato, non sarebbe successo nulla di grave, l’auto non sarebbe precipitata.
Abbiamo richiesto il risarcimento del danno per Francesco e suoi genitori alla Regione, ente responsabile della gestione e della sicurezza di quella strada, e, a marzo, tramite i suoi funzionari dell’ufficio legale, ci ha indirizzati a confrontarci con la loro Compagnia di assicurazione per la responsabilità civile.
Il nostro medico legale ha visitato e periziato Francesco e ha riscontrato un’invalidità permanente dell’80%, e ad oggi siamo in attesa di conoscere le risultanze della visita medico legale che ha disposto su di lui anche la Compagnia di Assicurazione.
Il liquidatore della loro Direzione Sinistri in via riservata ci ha già anticipato che anche il loro tecnico incaricato ha evidenziato che la Regione avrebbe dovuto mettere il guard-rail il quel punto della strada moltissimi anni prima, esattamente nel 1998, quando aveva fatto gli ultimi lavori di manutenzione strutturale e messa in sicurezza.
Abbiamo accertato le responsabilità, abbiamo quantificato il danno subito da Francesco e la sua famiglia e ci prepariamo al passo finale e più difficile.
La trattativa per il risarcimento si svolgerà probabilmente entro questa estate, e trattandosi di una liquidazione per un importo rilevantissimo, come sempre in questi casi, ci vorranno molte sessioni di incontro. Siamo pronti e preparati dopo decenni di battaglie come queste, ma soprattutto non accetteremo compromessi comodi, perché dietro di noi vi è un ragazzo che ha dato e ci dà fiducia, un ragazzo di vent’anni per sempre su una sedia a rotelle perché chi doveva mettere un guard-rail presso una curva non lo ha fatto.

 

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Tossani Insieme: il caso di Mauro e della sua polizza infortuni, un storia oltre il limite del “buon senso”

Mauro non riusciva a capacitarsi di come, anche se per dieci anni aveva sempre pagato il premio della polizza infortuni personale, la compagnia di assicurazione non volesse liquidargli dopo un grave incidente con la moto, nemmeno un euro perché da circa tre anni era diventato diabetico.

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Tossani Insieme: La storia di Lorella

La notte del 15 dicembre 2018, Francesco stava rientrando a casa a fine turno di lavoro come guardia di sicurezza.

Erano ormai mesi che la ditta per cui lavorava lo aveva assegnato al controllo notturno degli accessi del grande centro commerciale a circa 50 Km da casa sua, dove viveva con sua moglie e i suoi due figli piccoli.

La solita strada di tutte le notti, la solita curva percorsa da mesi alla stessa ora, ma quella notte presso quella curva una auto che proveniva dalla carreggiata opposta sbanda, stridono i freni, e poi un rumore di metallo e lamiera.

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